

105. La soluzione finale: cosa sapevano i contemporanei?.

Da: G. Wellers, Le camere a gas, verit storica al di l
dell'immaginabile, in La deportazione nei campi di sterminio
nazisti. Studi e testimonianze, Franco Angeli, Milano, 1992.

Cosa sapevano i contemporanei dei campi di sterminio nazisti? Come
 possibile che milioni di ebrei siano stati sterminati, senza che
nessuno si accorgesse di niente, senza che trapelasse neanche una
minima notizia? E, se qualche notizia riusc a filtrare, quali
furono le reazioni? Oggi che conosciamo gli orrori della
soluzione finale non possiamo non porci queste domande. Ad esse
cerca di rispondere nel seguente passo George Wellers, ebreo russo
catturato dai nazisti in Francia, dove si era trasferito, e
deportato prima ad Auschwitz e poi a Buchenwald. Le prime notizie
sull'impiego delle camere a gas per lo sterminio degli ebrei
cominciarono a circolare nel 1942; parziali e contraddittorie,
esse suscitarono reazioni diverse: qualcuno le ritenne credibili,
ma molti pensarono che fossero gonfiate a scopo propagandistico,
esagerate, se non addirittura infondate. Nel corso del 1943 fonti
vaticane attestano che non c'erano pi dubbi n su cosa fosse la
soluzione finale, n sull'uso delle camere a gas, grazie anche
alle notizie fornite da deportati che erano riusciti a fuggire dai
campi di concentramento; ci nonostante ancora si stentava a
crederci. Quali erano i motivi di tale incredulit?.


Le informazioni relative alla soluzione finale della questione
ebrea, divenuta una realt fin dalla seconda met del 1941, hanno
incominciato a circolare abbastanza rapidamente in Germania e nei
paesi neutrali e belligeranti. Ci volle ancora un anno perch
comparissero le prime notizie relative all'impiego delle camere a
gas come strumento di realizzazione della soluzione finale.  .
Come furono accolte tali notizie? [...].
Per esempio durante la guerra c'era in Svizzera una censura che
aveva il compito di impedire alla stampa di questo paese neutrale
di mettersi al servizio della propaganda di uno dei belligeranti.
Fu cos che nel novembre 1942 l'organo della comunit ebraica
svizzera fu avvertito che la loro abile scelta delle citazioni
concernenti la persecuzione degli ebrei aveva aspetti di
propaganda ed era di conseguenza inammissibile... occorreva che la
discussione sulla persecuzione degli ebrei fosse condotta in modo
pacato e obbiettivo. Altre informazioni sono state definite
storie di atrocit della peggior specie e dato che provenivano
dalla stampa inglese, erano qualificate come propaganda a favore
di uno dei belligeranti. Il 16 settembre '42 la Tribuna di
Ginevra scriveva: Dove vanno tutti questi infelici? Non lo
sanno, per lo immaginano. Analogamente, la Schaffhauser
Zeitung dello stesso giorno parlava di voci tra le pi orribili
riguardo ai convogli dei deportati. Bisogner attendere fino al 18
dicembre 1942, all'indomani della solenne dichiarazione dei 12
paesi alleati che denunci apertamente lo sterminio delle
minoranze ebraiche in Europa, per leggere sul Basler
Nationalzeitung:
Le autorit tedesche non si accontentano di privare gli ebrei dei
diritti fondamentali dell'uomo. Ora mettono in atto la minaccia
che hanno spesso fatto, di eliminare la razza ebraica in Europa.
Gli ebrei di tutti i territori occupati vengono deportati in
condizioni terribili. In Polonia sono sistematicamente sterminati.
Nessuno di quelli che sono stati deportati ha mai pi dato notizie
di s.
In Inghilterra, prima del mese di giugno 1942, alcuni giornali
pubblicavano informazioni parziali e spesso contraddittorie in
merito allo sterminio degli ebrei nell'Europa orientale: 120.000
ebrei romeni, secondo il Sunday Times dell'aprile '42; 40.000 a
Vilnius, secondo il Bollettino dell'Agenzia telegrafica ebrea
del 15-16 maggio '42, e 60.000 secondo l'Evening Standard di
Londra del 17 maggio. Il 9 giugno '42 il generale Sikorsky
[Wladislaw Sikorsky, primo ministro del governo polacco in esilio
a Londra] dichiar alla BBC: La popolazione ebrea di Polonia 
condannata all'annientamento secondo il principio che "Bisogna
uccidere tutti gli ebrei indipendentemente dall'esito della
guerra". Quest'anno decine di migliaia di ebrei sono stati
massacrati a Lublino, Vilnius, Lvov, Stanislavov, Rzeszow e
Miechov.
Decine di migliaia? Due settimane dopo, il 25 giugno, il Daily
Telegraph di Londra pubblic un articolo basato sulle
informazioni ricevute a Londra da un'organizzazione ebraica
polacca, trasmesse al membro del Consiglio nazionale polacco in
esilio Zygielbojm in cui si diceva che pi di 700.000 ebrei
polacchi sono stati uccisi dai tedeschi nel corso dei pi grandi
massacri della storia mondiale. Dunque, decine di migliaia o
pi di 700.000? Il 30 giugno lo stesso giornale inglese pubblic
un secondo articolo in cui si parlava di pi di un milione di
ebrei uccisi in Europa. Infine, sul Jewish Chronicle di Londra
del 29 giugno, un altro membro ebreo del Consiglio nazionale
polacco, Schwarzbart, scriveva, a proposito dell'articolo del
Daily Telegraph: ogni gonfiatura delle cifre non solo 
inutile, ma  anche nociva e impulsiva. Ci non imped che il
giorno stesso Schwarzbart e Silverman (deputato laburista al
parlamento) parlassero, in occasione di una conferenza-stampa
riportata negli articoli apparsi il giorno seguente sul Times,
l'Evening Standard e il New  Chronicle, di un milione di ebrei
uccisi e di un grande mattatoio di ebrei. Gli articoli del
Daily Telegraph ebbero una notevole risonanza. Vennero ripresi
dal New York Times del 30 giugno, e il 2 luglio furono
utilizzati da Arthur Greenwood, capo del partito laburista al
parlamento, dal cardinale Hinsley e dal ministro d'Olanda, nelle
loro dichiarazioni alla radio. Ci non imped al Manchester
Guardian del 31 agosto '42 di scrivere che la deportazione degli
ebrei in Polonia significa che i tedeschi hanno bisogno di muscoli
ebrei per il loro sforzo bellico e, come scrisse W. Laqueur: Il
presidente Roosevelt diceva esattamente la stessa cosa. E i
giornali britannici e statunitensi non erano i soli a non capire.
I giornali ebrei di Palestina erano ugualmente scontenti delle
"voci infondate ed esagerate" e ritenevano che le agenzie di
stampa e i corrispondenti facessero a gara nel trasmettere i
dettagli pi orribili sulle atrocit.
Erano le reazioni dei ragionevoli, degli scettici, dei lucidi,
che non si lasciavano trascinare dagli eccitati, da quelli in
preda al panico, verso la follia, verso i giudizi irriflessivi,
irresponsabili. Ma saranno i loro ultimi soprassalti; quattro mesi
pi tardi, questi lucidi sottoscriveranno infine la
dichiarazione dei 12 paesi di denuncia dello sterminio degli
ebrei... con un ritardo di un anno e mezzo.
Come  noto, questa dichiarazione non riportava il minimo accenno
all'impiego delle camere a gas, di cui certe notizie gi
parlavano. Questo perch tali notizie venivano accolte con una
decisa diffidenza. Infatti il telegramma di Riegner [Gerhardt
Riegner, membro del congresso ebraico mondiale, che, grazie ad un
informatore tedesco, era in grado di conoscere le decisioni prese
dai vertici nazisti a proposito degli ebrei e che, nel luglio del
1942, aveva inviato un telegramma agli Stati Uniti e
all'Inghilterra in cui si comunicava l'intenzione di Hitler di
sterminare gli ebrei, usando, fra l'altro, l'acido prussico, ossia
le camere a gas], che parlava di questo argomento, venne accolto
con le pi ampie riserve, poich secondo l'ambasciatore Harrison,
che lo trasmise al Foreign Office e al Dipartimento di stato,
questa faccenda non era che una cosa ingiustificata ispirata
dalle paure che assillano gli ebrei. Al Foreign Office, a cui il
telegramma giunse il 10 agosto, Frank Roberts del Dipartimento
centrale, trasmettendolo ad altri funzionari, scrisse:
Naturalmente noi non abbiamo, da parte nostra, informazioni che
possano confermare questa storia. Il suo collega Allen osserv
che si trattava di una storia inaudita. In generale la posizione
britannica era di scetticismo e di attesa di conferme. Al
Dipartimento di stato erano ancora pi diffidenti: Paul
Calbertson, vicedirettore degli Affari europei, si oppose all'idea
di comunicare il telegramma a Stephen Wise, e Eldridge Durbrow
ritenne le informazioni ivi contenute fantastiche. Il 28 agosto
Stephen Wise ricevette il testo del telegramma attraverso il
Foreign Office, ne parl a Sumner Wells, sottosegretario di stato,
che fu dell'avviso di attendere ulteriori conferme. Le
informazioni erano abbastanza spesso contraddittorie. Nel
settembre 1942 il deputato liberale al parlamento G. Mander chiese
al segretario di stato che cosa si dovesse pensare delle
informazioni relative all'impiego di gas tossici da parte del
governo tedesco per uccidere moltissimi ebrei polacchi, come
avevano affermato i tre ebrei fuggiti da Chelmno [si tratta di tre
internati nel campo di concentramento di Chelmno, in Polonia, che,
riusciti a fuggire, avevano dato notizia, nel luglio del 1942,
dell'impiego di gas asfissianti per l'eliminazione degli ebrei].
Un membro dell'ambasciata di Gran Bretagna presso il governo
polacco in esilio, che conosceva bene la Polonia e parlava
polacco, F. Savery, fu incaricato di preparare la risposta del
governo britannico a tale domanda. Il suo interlocutore polacco si
era mostrato molto scettico quanto alla veridicit della
faccenda, confessando di non essere in grado di verificarne
l'autenticit, il che spinse Savery a concludere che
l'informazione era probabilmente attribuibile alle pressioni
esercitate dai gruppi di interessi ebrei sul consiglio nazionale
polacco. Infine, previa consultazione con Cecil Dormer,
ambasciatore di Gran Bretagna presso il governo polacco, fu deciso
di chiedere a Mander di ritirare la sua domanda, poich il governo
non poteva dare che una risposta con molte riserve, il che
rischiava di essere interpretato come una smentita.
Il 3 dicembre Savery invi a Frank Roberts la traduzione di un
rapporto ricevuto da Mikolajczyk, ministro dell'interno del
governo polacco in esilio, in cui si trovavano notizie concernenti
la grande azione di liquidazione del ghetto di Varsavia,
sferrata il 22 luglio 1942 e anche informazioni sui campi di
Belzec, Treblinka e Sobibor. Savery concluse: nell'insieme, io
credo che sia molto probabile che almeno i nove decimi degli ebrei
deportati da Varsavia abbiano trovato la morte in questi campi,
ma fu colpito dal fatto che nel rapporto si diceva che a Belzec le
vittime erano uccise elettricamente e non asfissiate col gas
(ci che effettivamente era un errore), di modo che egli ritenne
che le prove relative al procedimento di soppressione delle
vittime non erano assolutamente convincenti.
Pi tardi, nel '43, il Vaticano era evidentemente molto meglio
informato di quanto non lo fosse nell'ottobre '42: infatti se nel
'42 monsignor Maglione si era detto incapace di confermare lo
sterminio degli ebrei in Polonia, nel maggio '43 lo stesso
cardinale scrisse su un appunto di lavoro:
Ebrei, situazione spaventosa. In Polonia prima della guerra erano
4 milioni e mezzo... Compresi tutti quelli che provengono da altri
paesi occupati, non ne rimangono che 100.000. A Varsavia era stato
creato un ghetto che ne conteneva circa 650.000; ne rimarrebbero
oggi da 20 a 25.000... Campi speciali della morte... Si narra che
sono rinchiusi a centinaia in camere dove morirebbero sotto
l'azione dei gas... .
Questa nota riporta cifre esagerate quanto alla popolazione ebrea
in Polonia e nel ghetto di Varsavia, e troppo basse quanto a
quella ancora in vita nel ghetto. Per dimostra chiaramente che
nel mese di maggio '43 non vi erano pi dubbi in Vaticano su ci
che era la soluzione finale, e pochi sull'impiego delle camere a
gas per realizzarla.
Nella primavera del 1943 giunsero a Nizza, nella zona di
occupazione italiana, due ebrei deportati dalla Francia nel '42,
che erano fuggiti da Auschwitz. Essi si rivolsero al Comitato di
via Dubouchage, molto attivo all'epoca nell'aiuto ai
perseguitati. Entrambi raccontarono ci che avevano vissuto ad
Auschwitz e parlarono delle camere a gas di Birkenau. Queste
informazioni non vennero diffuse, poich chi le ascolt non vi
credette.
I due ebrei fuggiti da Auschwitz nella primavera del '44, Vrba e
Wetzler, una volta arrivati in Slovacchia, fecero una descrizione
dettagliata e molto precisa del campo di Birkenau e delle sue
camere a gas ad alcuni dirigenti locali della Agenzia ebraica
che li ascoltarono a lungo, increduli e scettici. Finalmente il
loro rapporto venne trasmesso al nunzio apostolico a Bratislava,
che volle interrogarli di persona e li ascolt per 6 ore prima di
lasciarsi convincere della realt di Auschwitz. Allora trasmise il
rapporto a Ginevra alla Croce Rossa Internazionale, e di l fu
inviato negli Stati Uniti ed infine pubblicato.
Fu pubblicato cinque mesi prima della resa totale della Wehrmacht,
quando la Francia era gi liberata, come anche vasti territori in
Russia e in Polonia e quando la popolazione ebrea in Polonia,
Grecia, Ungheria, Germania, Austria e Olanda era stata
praticamente annientata, ed era stata decimata in Francia, Belgio,
Italia, Norvegia, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Romania...
Fu un buon profeta e un buon psicologo l'autore (molto
probabilmente Heinrich Lohse) che da Riga, il 18 giugno 1943,
scrisse a Berlino al Ministro del Reich per i territori occupati
dell'Est (Alfred Rosenberg):
La nostra politica di trattamento speciale da applicare agli
ebrei non deve essere discussa. Per, ci che accade durante
questi trattamenti speciali...  incredibile... Supponiamo per un
attimo che i nostri nemici abbiano sentore di queste pratiche e se
ne servano per la loro propaganda! Ci non darebbe senza dubbio
alcun risultato, per il buon motivo che il pubblico si
rifiuterebbe di crederci.
Gli ebrei stessi, hanno capito, hanno creduto che la soluzione
finale voleva dire lo sterminio sistematico e immediato nelle
camere a gas per la grande maggioranza, e di poco differito per la
minoranza composta da coloro che inizialmente avrebbero dovuto
essere sfruttati come lavoratori-schiavi?.
Ho dedicato uno studio a questo problema, analizzando 25
testimonianze di deportati dalla Francia redatte poco dopo la fine
della guerra, da cui risulta che in Francia gli ebrei diedero
prova di totale incredulit, di un ottimismo e di una ignoranza
che appaiono oggi incredibili. [...].
Senza alcun dubbio, questa ignoranza era propria anche ai
deportati ebrei di altri paesi, tranne che agli ebrei polacchi, a
partire dall'autunno del '42. [...].
Quali erano i motivi di questa incredulit generalizzata e, per
cos dire, universale? Senza dubbio, il motivo principale era il
carattere inconcepibile della soluzione finale. Infatti, come si
poteva seriamente credere che nel ventesimo secolo, in Europa, si
potesse concepire freddamente il massacro di milioni di esseri
umani inermi, dispersi, compresi bambini, vecchi, invalidi; che si
potesse trovare una folta schiera zelante di freddi assassini che
avevano l'apparenza di persone per bene e dicevano di agire in
nome di un popolo dalla storia spesso gloriosa e di incarnare le
sue migliori tradizioni. In tutta la storia dell'umanit, del
resto piena di massacri, di spargimenti di sangue, non si erano
mai ideati n realizzati massacri su scala simile a quella della
soluzione finale. Era assolutamente inimmaginabile, impensabile,
incredibile che si costruissero in Europa dei mattatoi per esseri
umani su progetto di architetti, con ordinazione dei materiali
necessari ad aziende industriali, con linee ferroviarie per
consentire ai convogli di deportati di raggiungere pi facilmente
le camere a gas, il tutto secondo lo schema dei famosi mattatoi di
Chicago dove si ammazzavano maiali e montoni a catena, a migliaia
e decine di migliaia al giorno, e di cui si diceva che si mette un
maiale vivo ad un capo della catena e si trova all'altro capo una
cassa di salumi. Ad Auschwitz, si mettevano ad un capo della
catena uomini, donne e bambini vivi e si raccoglievano all'altro
capo i loro denti d'oro o i loro eventuali gioielli, a profitto
del tesoro tedesco; i capelli delle donne erano destinati ad uso
industriale e i loro vestiti, le loro scarpe, la loro biancheria,
i loro orologi, occhiali, protesi, andavano a profitto del popolo
tedesco.
Il progetto appariva, infatti, inconcepibile, impensabile,
inimmaginabile a qualunque individuo che non fosse anch'egli preda
della follia, della demenza o della perversione. Gli ebrei si sono
mostrati incapaci di credere seriamente alla realt di una follia
simile, pur avendo una lunga esperienza di pogroms [dal russo
pogrom, devastazione; violente sommosse antiebraiche che si
verificarono nell'impero zarista nell'Ottocento e nel primo
Novecento, tollerate e talvolta incoraggiate dalle autorit, e che
causarono la morte di molti ebrei e la distruzione delle loro
propriet].
Il secondo motivo fu l'inganno organizzato con astuzia da uomini
perfidi e furbi, traditori d'istinto che non si tradivano mai e si
proclamavano modelli di dirittura morale e di onest, pronti a
tutto pur di agire sempre con onore. Senza vergognarsi, senza
turbarsi, conducevano le vittime verso le camere a gas giurando
sull'onore di un ufficiale tedesco che non sarebbe successo loro
nulla di male, che sarebbero stati trattati umanamente e che
avrebbero lavorato secondo le loro capacit e conoscenze
professionali.
Infine, in una Europa in guerra, dove la Wehrmacht compiva sforzi
giganteschi su un fronte smisurato, in cui la Germania cercava di
procurarsi manodopera straniera per poter inquadrare militarmente
gli operai tedeschi, era assurdo pensare che migliaia e decine di
migliaia di ebrei, tra i quali molti erano in grado di lavorare e
alcuni addirittura specialisti ricercati, potessero essere
trasportati all'altro capo dell'Europa semplicemente per essere
uccisi, stornando dai suoi normali compiti il prezioso materiale
di trasporto ferroviario e il lavoro di parecchio personale. Pi
si era lucidi, pi si era razionali e raziocinanti, meno si
potevano prendere sul serio le voci assurde che parlavano di
uccisioni sistematiche e soprattutto di camere a gas.
